Il lenzuolo di Tremonti tra Bankitalia e Antitrust

Una legge ordinaria corroborata da una riforma costituzionale e intrecciata con regolamenti ministeriali. E’ questo il percorso riformatore del cantiere liberista avviato dal governo e seguito dal ministero dell’Economia. L’obiettivo è quello di liberare gli imprenditori in pectore da lacci e lacciuoli che frenano la capacità di intraprendere, per irrobustire la ripartenza in fieri.
14 GIU 10
Ultimo aggiornamento: 23:26 | 10 AGO 20
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Una legge ordinaria corroborata da una riforma costituzionale e intrecciata con regolamenti ministeriali. E’ questo il percorso riformatore del cantiere liberista avviato dal governo e seguito dal ministero dell’Economia. L’obiettivo è quello di liberare gli imprenditori in pectore da lacci e lacciuoli che frenano la capacità di intraprendere, per irrobustire la ripartenza in fieri. La legge ordinaria, come annunciato dal ministro Giulio Tremonti, dovrà “consentire tutto tranne ciò che è vietato”. La norma su cui l’esecutivo sta lavorando, per presentarla già in uno dei prossimi Consigli dei ministri, non riguarderà tre settori: finanza, edilizia, urbanistica. Si punterà invece su industria, artigianato, servizi e ricerca. L’aspirazione del vertice del dicastero di via Venti Settembre è di portare la riforma, come esempio da seguire, in Europa: se non si riesce a incidere anche sulle regole dirigiste dell’Ue il lavoro italiano non è sufficiente, sottolineano ambienti del Tesoro.

Almeno due i punti salienti che conterrà il progetto legislativo.
Il primo sarà la trasposizione dell’assunto evocato da Tremonti: è consentito tutto ciò che non è esplicitamente vietato. Il secondo è la conseguenza del primo: l’autocertificazione come mezzo prioritario per iniziare un’attività e un controllo non più preventivo ma successivo. Il corollario di questa impostazione è il presupposto della buona fede dell’imprenditore. L’accelerazione liberista del governo sta peraltro inducendo il Pd a riprendere la terza ondata di lenzuolate bersaniane: ieri il partito guidato da Pier Luigi Bersani ha annunciato che presenterà emendamenti in questo senso alla manovra.

La via ordinaria del blitz liberista non esclude la strada costituzionale, secondo l’esecutivo, anzi: “Via ordinaria e costituzionale andranno in parallelo”, dice un tecnico governativo. Ma per adeguare la Carta andrebbero ritoccati tre articoli, rivela al Foglio un esperto vicino all’esecutivo: il 41 sull’iniziativa economica, il 117 sui poteri di stato e regioni, il 118 sulle funzioni amministrative dei comuni. Il fine di Tremonti è di rivedere l’art. 41 per chiarire e delimitare lo scopo “sociale” dell’iniziativa economica privata, rafforzando la libertà d’impresa. L’indirizzo governativo trova una sponda indiretta in alcune ricerche di studiosi della Banca d’Italia. Nel recente libro “Controtempo”, il direttore della ricerca economica dell’Istituto centrale, Salvatore Rossi, lamenta che alla libertà dell’agire economico “nella vigente Costituzione non si riconosce nemmeno lo status di diritto fondamentale, ma solo quello, inferiore, di interesse legittimo”.

Chi ha anche indicato nuove e più liberali versioni dell’articolo 41
è Pierluigi Ciocca, ex economista di Bankitalia e poi anche vicedirettore generale di Palazzo Koch. In un’analisi su “un nuovo diritto per l’economia italiana” Ciocca rileva criticamente come nella Carta manchino ad esempio i concetti di mercato e di concorrenza. “Scolpire questi concetti nella Costituzione, superando la lettera del Trattato, sarebbe d’ausilio. Lo stesso primo comma dell’articolo 41 potrebbe recitare: l’iniziativa economica privata è libera; chi la intraprende ne è esclusivo responsabile; deve svolgersi in condizioni di concorrenza”. Anche il secondo comma andrebbe rivisto per precisare l’utilità sociale. Le conclusioni dell’ex vicedirettore sono inequivoche: “A cominciare dal livello costituzionale, è necessario ripensare l’intera cornice di diritto positivo entro cui l’economia italiana opera”.

Sui progetti governativi oggi arriveranno le valutazioni dell’Antitrust che terrà la relazione annuale al Parlamento. Si attendono considerazioni di tipo giavazziano. Ieri l’editorialista del Corriere della Sera, Francesco Giavazzi, criticando l’impostazione tremontiana sulla libertà d’impresa, ha scritto: “In Italia non nascono meno imprese che altrove. Il problema è che poi non crescono”. Per queste sono necessarie liberalizzazioni che aumentino la concorrenza. Per l’Antitrust le priorità sono almeno quattro: mettere a gara i servizi ferroviari anche nelle linee non profittevoli; recepire la direttiva Ue sulla completa liberalizzazione del servizio postale, rete distributiva delle benzine più snella e aperta, limitare la durata delle concessioni di autostrade e aeroporti. Il governo è al lavoro solo su poste e benzine.